Domus

1.

Le fessure

sempre più larghe

secoli

 

lo stesso pavimento

consumato dai passi

di una vita

anche se non è la stessa vita

 

distante quasi

un paio di millenni

 

le crepe, crolli di intonaco

le stanze invase

dall’identico vuoto di allora.

 

Fuori, in alto

il cielo delle stelle,

ferme al loro posto,

senza spostamenti

 

inconsapevoli

dei nostri destini ripetuti,

sole perché lontane

 

d’una uguale solitudine accese

fino alla finale consunzione.

 

2.

Di questa dimora

non rimarranno

che fondamenta sepolte

 

l’ossatura dello spazio

dentro il quale si mosse

la tua esistenza

 

dentro cui riparò la tua speranza,

insieme a un’illusione di vita.

 

Tu non la chiedesti

quell’illusione

eppure ti fu data,

te la trovasti addosso

e non riuscisti a profittarne

 

come faccio io, ora

che me la scrollo dalle spalle

sapendo che fu come la tua,

che a nulla ti servì

e che nulla si può fare

perché in me non si ripeta

lo stesso naufragio.

 

Di questa dimora

non rimarrà che vento

per altri secoli ancora

e arido suolo in superficie

con molte erbe non commestibili

 

agitate là nello spazio

dove il tempo ha cancellato ancora

gli ambienti dei nostri giorni.

 

3.

Che importa se la differenza

fra noi e le stelle

è di qualche miliardo d’anni

 

se noi e loro finiremo

disintegrati nel cosmo

 

ritagliato per la durata

di alcune vite

nei limiti di un identico impluvio.

 

Che differenza farà

una volta finiti

se la lunghezza fu diversa

se la loro luce

si ripetè notte dopo notte

molto prima e molto dopo

che ci fosse chi

la chiamasse notte.

 

La loro fu immota luce

chiarore freddo,

fisso oltre l’aia turbata

 

e la nostra una rapida fiamma

che arse per arderci

per distruggerci con lo stesso fuoco

che ci alimentò.

 

Che importanza ha

se già provai che cosa vuol dire spegnersi

se rivivo in te la tua orma

 

e alle stelle fui assegnata

una unica, interminabile esistenza.

 

Finire è necessario,

come ricominciare e durare,

per un poco, un poco ancora.

 

F. Rigon, Dimore

 

Domusultima modifica: 2008-10-17T00:00:00+02:00da oberdan2
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